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Laboratorio Nuvole: partecipa anche tu al progetto


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17
июня
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Il Laboratorio Nuvole, ideato dal regista Giovanni Cioni e promosso dall’Associazione Itinerari, dal PerSo - Perugia Social Film Festival, dal GIT di Banca Popolare Etica e dal cinema PostModernissimo, sarà una rivisitazione e reinterpretazione di Che cosa sono le nuvole? di Pier Paolo Pasolini, pensata, scritta, interpretata dai detenuti, in un film di una durata tra i 15 e 20 minuti.
Da questa fiaba poetica cinematografica sono tanti gli spunti che possono essere sviluppati e che comunque "parlano", per i detenuti, nel senso che permettono loro di esprimersi attraverso la fiaba crudele del film. Una fiaba che si svolge in un mondo di burattini, dove i burattini impegnati in una rappresentazione dell'Otello di Shakespeare si interrogano sul loro destino, su chi li costringe a compiere il loro infausto destino, si interrogano sulla propria identità, sul perché non si riconoscono nelle cattive azioni che la rappresentazione fa compiere loro. Burattini che vengono poi travolti dalla vendetta del pubblico (che li giudica per quel che la rappresentazione li obbliga a compiere) e buttati nella monnezza – dove scoprono la bellezza del creato, le nuvole.

IMMAGINARE LA REALTÀ
Ogni laboratorio è un percorso nel quale inventare ed elaborare, in uno scambio di idee e di immaginari, una storia da realizzare insieme. Fare cinema è innanzitutto un’esperienza: dove imparare a guardare, ascoltare gli altri, mettersi in gioco, rielaborare i propri vissuti, immedesimarsi nell’altro, dare voce alle proprie fantasie, paure, ansie, imparare a immaginare la propria vita, il proprio futuro, il mondo in cui viviamo.
L'esperienza di fare cinema è anche quella di mettersi in gioco davanti allo sguardo degli altri, gli spettatori che vedranno il film, e acquisire in questo modo consapevolezza e riconoscimento.
Lo scopo del laboratorio non è un rifacimento del film di Pasolini. Si tratta di prenderne spunto, anche in maniera ludica, per riflettere e inventare. Il ricorso alla fiaba crudele di un film già esistente ha una valenza liberatoria di coinvolgimento. Innanzitutto perché può essere un modo di parlare di sé, dei propri sogni, desideri, paure, in maniera più vera proprio perché proiettata in una finzione. Si tratta dunque di dare spazio alla parola delle persone, ai loro sogni, a quello che possono immaginare. Immaginare è una parola importante, politicamente e socialmente. Dobbiamo immaginare la realtà, per non sentirsi prigionieri di un reale ineluttabile. Il reale viene sempre più dato e quasi imposto come ineluttabile. Un reale contro il quale non si può fare nulla. Subirlo, o fuggire. Consideriamo, invece, che ognuno di noi fa parte di questo reale. Ognuno di noi può lavorarci, cercare di cambiarlo, agire, e per questo bisogna anche immaginare la vita. Immaginare le nuvole.
Ecco. Se questo laboratorio può essere un piccolo tassello di un percorso più vasto che vada in questo senso, lo può fare soltanto promuovendo la capacità di inventare e di inventarsi con gli altri, e questo percorso deve dare prova di originalità, nel suo realizzarsi e nella sua divulgazione dopo.
Questo è quello a cui miriamo. Attraverso l'esperienza del cinema, l'esperienza di sé, degli altri, del mondo nel quale tornare, liberi amministrativamente, certo, ma un po' più liberi anche nella testa.